Dettagli basici e cura giapponese: l’universo di Beams+

[dropcap2]B[/dropcap2]eams +, intervista a Shinsuke “Alex” Nakada, director e chief buyer (a cura di Zeno Tomiolo)

Ciao Alex, puoi introdurci Beam Plus al nostro pubblico?

L’obiettivo di Beams Plus è quello di proporre “updated men’s basic wear” che si adatti bene al modo di vivere odierno. 

Ci concentriamo sul vecchio abbigliamento americano, in particolare quello tra la fine della seconda guerra mondiale e la guerra del Vietnam (1945-1965). In questi 20 anni, gli Stati Uniti hanno rafforzato la propria crescita economica e la vita delle persone è migliorata significativamente. E‘ stato un periodo in cui, tramite la  produzione di massa, si sono imposte 4 macrocategorie di vestiti dal diverso uso e stile: l’American traditional per i colletti bianchi, il work wear per gli operai, lo sportswear per gli atleti e l’abbigliamento militare per i soldati. Queste uniformi hanno una bellezza funzionale e un background che dà significato ad ogni dettaglio. 

Noi crediamo fortemente che queste tipologie di vestiti siano assolutamente le basi dell’abbigliamento maschile. Non è possibile sistemare il design e gli stili senza capire queste basi. Questo è il motivo per cui prima di tutto cerchiamo sempre dettagli basici funzionali e una storia dietro i capi, e poi consigliamo un capo basico aggiornato aggiungendo tendenze attraverso un’interpretazione originale. 

Perché Beams Plus nasce in Giappone e non da qualche altra parte?

Una forte aspirazione per l’America e lo spirito di ricerca e perspicacia giapponese hanno costruito Beams Plus, che esplora a fondo l’abbigliamento casual americano. 

Nel momento in cui Beam Plus fa la sua apparizione nel 1998, la street fashion era omologata in tutte le città di tendenza del mondo. In una situazione simile, Beam Plus ha cominciato a suggerire un ritorno all’abbigliamento basico. Credo che sia anche una caratteristica giapponese e di Beam Plus agire con queste forme di antitesi. 

 L’articolo con l’intervista esclusiva continua su WP Mag, in italiano e in inglese, pag. 62.

Amapola, Formentera

(tratto dal WP Mag, a firma di Roberta Pezzi)

[dropcap2]I[/dropcap2]ncontriamo Elena, la creatrice del marchio Amapola Formentera, un giorno di febbraio in una Bologna straordinariamente immersa nella neve. Da subito sentiamo il calore, la passione e la tranquillità che Elena porta dentro al WP Store di Bologna.

Ci racconta con molta semplicità della scelta di vivere a Formentera con il marito molto anni fa e del desiderio spontaneo di creatività, di cominciare a creare dei piccoli oggetti scegliendone con cura le forme e i materiali. Ci stupisce molto la semplicità del processo, il gusto per i colori e la piacevolezza dei materiali.

All’inizio una piccola collezione di borse, un primo modo per esercitare la creatività ed affinare il gusto per i colori, le forme ed i materiali. Poi una collezione di abiti perfetti al mare, quanto freschi e leggeri in città. Facciamo indossare i vestiti alle ragazze del nostro negozio e scopriamo una collezione femminile e raffinata.

Elena ci racconta atmosfere dilatate, rarefatte, dai colori intensi. Di un luogo di grande pace dove la sua creatività trova la strada per emergere, pur nella difficoltà di reperire i materiali. Ci racconta infatti come qualsiasi cosa sia complicata su una piccola isola, dalla ricerca di un bottone al trovare la giusta manodopera. E forse è proprio per questo che arriva l’estremo amore per ogni abito, meticolosamente curato e definito nei minimi dettagli.

Dobbiamo quasi insistere invece per farci raccontare della sua isola, della “solitaria” Formentera nei periodi in cui non ci sono i turisti a riempire le spiagge. Ci parla della Mola, il punto più alto, il più solitario, il suo preferito, ma è un segreto e non lo vuole svelare proprio a tutti.

L’articolo con l’intervista esclusiva continua su WP Mag, in italiano e in inglese, pag. 56.